REFERENDUM: LE MIE CONSIDERAZIONI

   
Venerdì scorso, a scrutinio avvenuto, ho espresso la posizione di SEA, e la mia personale delusione e preoccupazione dopo la bocciatura degli accordi. 
 

Non è stata una dichiarazione dettata dall’emozione del momento. 
 

Sono sempre più convinto che quegli accordi fossero i migliori possibili nella situazione difficile in cui ci troviamo: di fronte alla sanzione europea e alle difficoltà insormontabili dei conti di SEA Handling, salvaguardavano occupazione e retribuzione, tutelavano i diritti e la dignità del lavoro, chiedevano certo sacrifici, ma con l’obiettivo di far partire un’azienda integra, destinata a crescere e a cui legare il nostro futuro. Su questa linea di grande serietà abbiamo ottenuto l’appoggio del Governo, deciso negli ultimi mesi – e non era scontato – a sostenere al nostro fianco, insieme alle istituzioni del territorio, il difficile confronto con la Commissione Europea. 
 

Mi sono interrogato, con il rispetto dovuto ai lavoratori che hanno detto no, sul perché di un esito di questo genere. 
 

Non è facile rispondere, ma provo a darvi la mia interpretazione. 
 

La maggioranza del no, almeno questa è la mia opinione, non ha voluto come proprio obiettivo principale demolire quella soluzione, che era, lo ripeto, tutelante, molto migliore delle attese di tutti, come adesso ammettono molti colleghi del no con cui ho parlato dal giorno dopo. La maggioranza del no ha voluto dare un segnale di malumore, di dissenso, che prescinde dal merito degli accordi. Sbagliando bersaglio, perché gli accordi sono buoni, ma meritando di essere ascoltata. Ci tornerò. 
 

Adesso bisogna però fare i conti con accordi che non ci sono più, e con i danni conseguenti. Con l’accordo, SEA Handling aveva esaurito tutto il suo spazio negoziale. Adesso, bocciato l’accordo, ha anche perso – spero temporaneamente – i propri interlocutori. E questo è il problema che dobbiamo affrontare: quello di come rimettere insieme i cocci, in una situazione che si è fatta molto difficile. 
 

Parlando di interlocutori, una cosa sia chiara: lo sono e lo saranno sempre i lavoratori, chi ha votato sì e chi ha votato no, ma non lo è e non lo sarà chi minaccia, chi denigra, ma anche chi in malafede disinforma sulla vera realtà dei problemi. Su questa strada non si va avanti. 
 

Detto questo: nessun risentimento, nessuno spirito di rivalsa. La posizione mia e di SEA resta quella di prima, decisa a difendere l’azienda e la sostenibilità economica di Airport Handling, e a tutelare il più possibile occupazione, diritti, retribuzioni. Che è la posizione che il Governo ha portato alla Commissione Europea, e noi al tavolo degli accordi. Ma adesso che quegli accordi non ci sono più, e non ci sono più interlocutori, abbiamo dei doveri da compiere, per evitare una paralisi che condurrebbe ad esiti irrimediabili. 
 

Si riparte quindi dai fatti già compiuti e necessari, in primo luogo dalla liquidazione di SEA Handling, condizione già stabilita il 9 giugno e inevitabile di fronte all’erosione del capitale, all’impossibilità di un ulteriore contributo di SEA e per evitare una sanzione che non meritiamo e che ci condannerebbe. 
 

A seguire, ci sono gli atti dovuti che ci spettano e che ho la responsabilità di spiegarvi chiaramente. 
 

Intanto, il venir meno degli accordi ci ha imposto di proseguire formalmente per esperire la procedura di mobilità che, una volta esaurita la fase di consultazione in sede regionale, porterà inevitabilmente all’invio delle lettere di licenziamento, passaggio peraltro necessario per poter avviare le assunzioni e salvaguardare il più possibile l’occupazione. 
 

E poi, dobbiamo purtroppo prendere atto con realismo di una difficoltà oggettiva, figlia anch’essa della bocciatura del referendum: Airport Handling dovrà accordarsi con i vettori per un avvio posticipato di qualche settimana della sua attività. I vettori saranno naturalmente liberi di confermare o meno la scelta di Airport Handling come fornitore di servizi. 
 

Ma in questo quadro, dove ciò che era certo si è fatto incerto, SEA deve fare di tutto per limitare danni irreparabili ai posti di lavoro, dando applicazione alla “clausola sociale” prevista dal CCNL, senza distinguo ingiustificati e in condizioni di reciprocità con gli altri handler. 
 

Se il contratto integrativo di SEA Handling, come insegna l’esperienza passata, fornisce l’alibi agli altri handler per non assumere i lavoratori di SEA Handling, deve essere rimosso. Oggi stesso SEA Handling formalizzerà alle Organizzazioni Sindacali e alla RSU una lettera con cui dichiara decaduta, dalla data di cessazione delle attività operative, tutta la contrattazione integrativa di SEA Handling. 
 

Alla fine, chiarito il quadro, nel bene o nel male, Airport Handling assumerà i lavoratori necessari al suo funzionamento, nella misura coerente con le dimensioni del suo fatturato e alle condizioni che saranno allora stabilite. 
 

Come vedete, peggio per SEA, che rischia di non avere certezze sul progetto Airport Handling, e peggio per i lavoratori, che vedono venir meno, di conseguenza, le certezze precedenti in termini di numero di assunzioni e condizioni contrattuali. 
 

Rischiamo di perdere tutti. 
 

A questo punto, vorrei evitare che anche l’ultimo passaggio, quello delle assunzioni in Airport Handling, sia un atto unilaterale. 
 

Esiste già una soluzione concordata e consensuale: è quella degli accordi del 4 giugno. Per questo mi appello al buon senso dei colleghi del no, alla convinzione dei colleghi del sì e alle Organizzazioni Sindacali che si sono assunte la responsabilità di quell’accordo. 
 

Resta la questione di cui parlavo all’inizio, che ha a che fare con i motivi di malumore e di dissenso, che hanno trovato nel referendum un’espressione sbagliata, ma forte e chiara: di essa l’azienda terrà conto con molta attenzione. Ve lo garantisco. 
  

Sono con voi da non molto tempo, ma di questa nostra azienda ho apprezzato molte cose, in particolare la capacità di reagire alle difficoltà, rimboccandosi le maniche quando è necessario. Lo testimonia ad esempio il lavoro eccellente nelle settimane “dell’invasione” di passeggeri e mezzi di Orio al Serio. Ne sono stato orgoglioso. Non siamo un’azienda perfetta e non posso impegnarmi a renderla tale, non ci riuscirei, ma mi impegno, questo sì, a fare di SEA un luogo migliore di prima in cui lavorare. Ho capito il messaggio: i sacrifici diventano sopportabili se c’è più equità, più coesione solidale, più meritocrazia e trasparenza nelle scelte che riguardano i lavoratori. 
  

Ho fiducia nei colleghi con cui lavoro tutto il giorno, ma possiamo fare di più. 
 

Mi aspetto, e mi impegno a dare a tutti voi, segnali importanti e rapidi in questa direzione, che ridiano fondamento alle ragioni della fiducia e il senso che vale la pena continuare ad impegnarci, ognuno con il proprio ruolo e con la propria responsabilità. Lo meritiamo tutti. 
  

Buona riflessione e buon lavoro a tutti noi.

 

Il Presidente SEA

 Pietro Modiano   

 

Di admin